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Basile, Il cunto de li cunti

collana: i Millenni  
editore: Einaudi
data pubblicazione: 2002, 2012
pagine: XXXIII - 949
prezzo: € 110,00
ISBN: 9788806142148
note di: Candida De Iudicibus
prefazione di: Roberto De Simone
Illustrazioni di: 52 tavole fuori testo di Gennaro Vallifuoco
argomento: classici
formato: 2 volll. rilegati in cofanetto
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Il cunto de li cunti

di Giambattista Basile

nella riscrittura di Roberto De Simone

 

Raccolta di cinquanta fiabe di origine popolare, raccontate nel corso di cinque giornate , inserite all'interno di una cornice narrativa più ampia, fu pubblicato postumo con il nome del suo autore anagrammato in quello di Gian Alesio Abbatutis . Il Cunto de li cunti è stato la fonte di ispirazione di gran parte della letteratura fiabesca europea, basti citare La gatta cenerentola e  Cagliuso, storia di un gatto sapiente che aiuta un poveruomo a far fortuna.

Che il Cunto de li Cunti tragga la sua materia dalle fiabe popolari napoletane è ben noto; eppure Giambattista Basile su questo impianto favolistico elaborò una complessa quanto affascinante opera letteraria, connotata da un raffinato e composito linguaggio.
Nel Cunto il Basile seppe fondere l'autentico dialetto napoletano e le costruzioni sintattiche del Decamerone; seppe coniugare espressioni gergali, proverbi, invettive plebee, con parodistiche metafore nel sontuoso stile barocco dei suoi tempi; seppe bilanciare in un geniale equilibrio altezze poetiche e basse scurrilità, linguaggio sublime e lazzi osceni, ciarlatanismo ed erudizione, erotismo e sentimenti, magia rinascimentale e mitologia popolare, con un orecchio rivolto al Boccaccio, agli umanisti, al Rabelais, al Marino, e l'altro ai quartieri di Forcella, di Porta Capuana, di Piazza Mercato.
Rilevante nell'alchimia linguistica del Cunto è anche la componente teatrale, espressa con un sapiente dosaggio di ritmi nella narrazione, e soprattutto nei dialoghi, ma che si realizza appieno nei monologhi dei personaggi, il cui linguaggio sembra derivare dai repertori della Commedia dell'Arte. E a tale proposito, le inevitabili associazioni tra alcuni momenti narrativi del Cunto e alcuni modi e forme del teatro shakespeariano fanno ipotizzare una circolazione orale di repertori carnevaleschi, di formulari comici e drammatici, se ad essi attinsero largamente sia il Basile che Shakespeare.
Roberto De Simone, nel rispetto dell'antico testo, ha semplificato la scrittura originaria, operando un'attenta eliminazione di complesse consonanti, sostituendo vocaboli oggi incomprensibili anche ai napoletani, cercando però di non alterare mai il ritmo basiliano e la sua musicalità sillabica, giungendo così a comporre un dialetto del tutto inventato, come specularmente risulta inventato quello originale del Basile.
Infine, ha condotto la traduzione in italiano mantenendo sì la turgida costruzione del periodare barocco, ma, talvolta, per facilitare la scorrevolezza della lettura e agevolare la fruizione immediata dell'opera, ha provveduto a modificare la punteggiatura, riducendo l'eccessiva lunghezza dei periodi.
Per quel che riguarda lo stile della scrittura, lungi dal tentare filologici compiacimenti letterari di falso antiquariato, De Simone ha impiegato l'italiano di oggi, pur riferendosi alla ricca teatralità dei modelli shakespeariani, o alla musicalità degli elenchi rabelaisiani. Del resto, è proprio il senso della teatralità del Basile, della sua ironia, delle sue allitterazioni, che De Simone ha cercato di trasporre nella sua riscrittura del testo.
Le note, più relative al linguaggio e alla tradizione popolare che alle connotazioni storico-letterarie, sono di Candida De Iudicibus.
Le illustrazioni, composte da cornici ricche di rimandi mitologici che custodiscono rare immagini napoletane di fine Ottocento, sono di Gennaro Vallifuoco.

 

Giambattista Basile (Giugliano, 1566-1632), soldato al servizio di Venezia, governatore di diverse terre del viceregno napoletano, intellettuale versatile e brillante. Entrò a far parte dell'Accademia degli Stravaganti e in seguito dell'Accademia degli Oziosi. Fu autore di diversi componimenti, Il pianto della Vergine (1608), Dei Madriali et Ode (1609), Le avventurose disavventure (1611), Egloghe amorose e lugubri (1612), La Venere addolorata (1612), Imagini delle più belle dame napoletane ritratte da' lor propri nomi in tanti anagrammi (1624). Postumi i suoi scritti più noti: Le Muse Napolitane. Egloghe (1635), Teagene, poema (1637), nonché la sua ultima e più grande opera, pubblicata sotto lo pseudonimo di Gian Alesio Abbattutis: Lo Cunto de li Cunti overo Lo Trattenemiento de' Peccerille (1634).

Roberto De Simone (Napoli 1933), musicista, compositore, regista, autore teatrale, accademico di Santa Cecilia. Ha diretto il Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella. Per Einaudi ha pubblicato i volumi: La gatta Cenerentola (1977), Fiabe campane (1994), Il presepe popolare napoletano (1998 e 2004), Il convitato di pietra (1998), L'opera buffa del giovedì santo (1999), La Cantata dei pastori (2000), la riscrittura di Il Cunto de li Cunti di Giambattista Basile (2002), Prolegomeni al Socrate immaginario (2005) e Novelle K 666 (2006).

Le radici della narrazione moderna

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Basile, Il cunto de li cunti

Chaucer, Opere

Cervantes, Don Chisciotte

Martorell, Tirante il Bianco

Murasaki Shikibu, La storia di Genji

Rabelais, Gargantua e Pantagruele

Sogno della camera rossa

Sotomayor, Novelle amorose ed esemplari

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Romanzo cavalleresco scritto in catalano nel XV secolo, un'opera affascinante e fortemente innovativa: ha aperto le strade della narrazione moderna con personaggi che «maturano» attraverso le vicende raccontate nel libro e che dimostrano un'interiorità e una dimensione psicologica effettivamente in anticipo sui tempi, oltre le schematizzazioni tipologiche medievali. Un punto di forza del libro, oltre le parti epiche e guerresche, riguarda l'amore e la sessualità, trattati molto esplicitamente, con arditezza di situazioni e di linguaggio che ancora oggi possono colpire.
La storia principale è quella di Tirante il Bianco, gentiluomo bretone, campione di tornei cavallereschi, che riesce con il coraggio e con l'ingegno a liberare l'isola di Rodi dall'assedio del sultano di Babilonia, dopodiché viene cooptato dall'imperatore di Costantinopoli per condurre la guerra contro i Turchi. Tirante si innamora della figlia dell'Imperatore, Carmesina, e Carmesina di lui, ma una serie di equivoci e di vicende allontana i due innamorati fino a che Piacerdimiavita, forse il personaggio piú amabile e divertente di tutto il libro, non riesce a farli finalmente congiungere carnalmente. Ma ancora molte altre storie, pubbliche e private, si alterneranno prima di arrivare al finale, che non sarà lieto né per Tirante né per Carmesina.

“E’ il Tirante un romanzo di cavalleria? Un romanzo storico? Un romanzo erotico? Un romanzo psicologico? Insomma cosa è? Appunto un romanzo totale, dichiara Vargas Llosa, un testo che permette, e sollecita, letture plurali, perfino antipodi che, molteplici e tanto svariate per cui basta infilare la via della univocità per poi trovarsi impaniato fra mille sorprese e irresolubili contraddizioni.”

“Cervantes lo definisce il «migliore libro del mondo» sottolineando che «qui mangiano i cavalieri e dormono e muoiono nei propri letti e fanno testamento prima della morte, con cose tali di cui tutti i restanti libri di questo genere mancano…».  Il punto centrale del discorso martorelliano, il fondamento e

l’ importanza dell’ opera risiedono nella rappresentazione realistica dei personaggi e delle azioni, , nella determinazione con cui si persegue una concretezza ancorata al vero e proprio vivere umano, terreno, naturale”.

(l paragrafi tra virgolette sono tratti da “Tirante il Bianco” di Giuseppe E. Sansone in Il Romanzo - vol. I, La cultura del romanzo a cura di Franco Moretti pp. 614-615)

Paolo Cherchi dà del romanzo di Martorell una traduzione che è filologicamente corretta, ma anche estremamente leggibile e godibile per il lettore di oggi.

 

Joanot Martorell nacque a Valencia nel 1411. Il padre era ciambellano del re d'Aragona, suo cognato era Ausiàs March, il piú grande poeta catalano del Quattrocento. Fu un cavaliere molto litigioso, spesso impegnato in duelli con altri nobili per i motivi piú vari. Morí nel 1465. Scrisse un primo romanzo di tipo cavalleresco, il Guillem de Vàroic, ancora di gusto arcaico. Alcuni studiosi gli attribuiscono anche il Flor de cavalleria. Il suo capolavoro, il Tirant lo Blanch, fu pubblicato soltanto postumo, nel 1490.

 

Filologo romanzo, Paolo Cherchi ha insegnato per molti anni letteratura italiana e spagnola alla University of Chicago. Per Einaudi ha curato il Millennio di Tommaso Garzoni, La piazza universale di tutte le professioni del mondo (1996) e il Millennio Tirante il Bianco di Joanot Martorell (2013). Tra i suoi libri: La metamorfosi dell¿Adone (Longo 1996); Polimatia di riuso. Mezzo secolo di plagio (1539-1589) (Bulzoni 1998); L¿onestade e l¿onesto raccontare del «Decameron» (Cadmo 2004); Verso la chiusura. Saggio sul «Canzoniere» di Petrarca (il Mulino 2008); La rosa dei venti. Una mappa delle teorie letterarie (Carocci 2011).

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