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Boezio, La consolazione di filosofia



collana: NUE . Nuova Universale Einaudi  
editore: Einaudi

data pubblicazione: 2010

pagine: XLVI - 287
prezzo: € 30,00
ISBN: 9788806199739
a cura di: Maria Bettetini
note di: Giovanni Catapano
traduzione di: Barbara Chitussi
argomento: classici - testo latino a fronte
formato: rilegato
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Severino Boezio

La consolazione di filosofia


La consolazione di Filosofia è il principale testo di giuntura fra il mondo antico e la cultura medievale. Boezio fa un'originale sintesi di Platone, Aristotele, dello stoicismo, di Cicerone, della grande letteratura greco-romana, ma anche della Bibbia, di Agostino, della teologia cristiana.
Scrive agli arresti, in attesa che Teodorico dia l'ordine di giustiziarlo e per questa sorta di testamento, personale e di un'intera cultura, inventa una forma letteraria nuova, parte in prosa parte in poesia, che suggestionerà anche Dante qualche secolo dopo.
Nella sua apparizione, Filosofia si presenta a Boezio come una donna a metà fra l'umano e il divino. Afferma che i malvagi sono in realtà piú deboli dei virtuosi, e che chi sta dalla parte della virtú, della misura e della cultura non ha niente da temere. Non smettere di pensare, non lasciarsi andare alla disperazione, sentire la forza interiore del pensiero: questa la formula per continuare a vivere di fronte alla sofferenza e alla morte. Una formula che veniva da lontano e che è andata lontano costituendo una delle armature morali dell'uomo medievale e moderno.

«Un'opera troppo pagana, perché mai nomina Gesú Cristo; troppo cristiana, perché sarebbe ricca di riferimenti indiretti, eppure facili da scoprire, alle Scritture. Un divertimento, sullo stile delle satirae di Menippo, poi riprese da Luciano e Varrone; una consolatio sull'esempio di Cicerone e Seneca; un gioco di prosopopee, come Le nozze di Mercurio e Filologia di Marziano Capella».
Un'alternanza di prosa e versi che si autocommenta, una girandola di richiami interni, questo sembra dunque il lascito di Boezio a Dante e ai Canti orfici di Dino Campana, a Petrarca e al Tolkien de Il Signore degli anelli, cosí come forse a Baudelaire e a Rimbaud.
E questi sono i motivi per cui leggiamo oggi volentieri la Consolatio: per quell'insieme di cultura antica e fede nuova, di pensiero alto e quasi lacrimevole poesia che cosí si addice ai nostri tempi».   dall'introduzione di Maria Bettetini

«Tu ritieni che la fortuna sia mutata nei tuoi confronti: sbagli. Sono sempre queste le sue maniere, questa la sua natura. Essa, piuttosto, ha conservato nei tuoi riguardi la propria coerenza nella sua stessa mutevolezza; tale era quando ti lusingava, quando si prendeva gioco di te con le attrattive di una falsa prosperità. Hai scoperto il volto ambiguo della cieca divinità. Se l'accetti, adeguati alle sue maniere, non ti lamentare. Se hai orrore della sua perfidia, disprezza e allontana colei che si diverte con scherzi funesti».

 

Maria Bettetini è docente di Storia medievale all'Università Ca' Foscari di Venezia e allo Iulm di Milano; ha tradotto e curato numerose opere di Agostino d'Ippona, sul quale ha scritto saggi pubblicati in Italia e all'estero. Ha pubblicato per Einaudi Figure di verità («Piccola Biblioteca Einaudi nuova serie», 2004).

Gli altri titoli della collana

 

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