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Mendelsohn, Estasi e terrore

collana: Frontiere
editore: Einaudi
data pubblicazione: 28/05/2024
pagine: X - 398
prezzo: € 22,00
ISBN: 9788806231514
a cura di:
traduzione di: Norman Gobetti
argomento:
formato: rilegato
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Daniel Mendelsohn

Estasi e terrore

Dai greci a Mad Men


Il critico serio - sostiene l'autore di Un'Odissea - non si limita a imporre il suo «mi piace» o «non mi piace», ma dà al lettore gli strumenti per farsi una sua idea. Dalla lirica di Saffo ai film di Pedro Almodóvar, dalla persistenza del mito del Titanic nella cultura contemporanea alla serie televisiva Mad Men, Daniel Mendelsohn ha sempre qualcosa di nuovo da insegnarci, e riesce a trovare un significato profondo e sorprendente laddove forse non avevamo mai pensato di cercarlo.

«Sorrido sempre quando qualcuno intervistandomi mi chiede se le recensioni siano un modo per sbarcare il lunario (a differenza dei libri, che sarebbero, si sottintende, la “cosa vera”). Per me le recensioni sono il pezzo forte». Cosí si legge nel Manifesto di un critico, un saggio che è una vera, illuminante dichiarazione di poetica. Il critico serio, sostiene Mendelsohn in quelle pagine, non si limita a imporre il suo «mi piace» o «non mi piace» (come malauguratamente i social media ci abituano a fare), ma dà «a te lettore gli strumenti per farti una tua idea», condividendo la sua conoscenza, esplicitando le ragioni su cui si fonda il suo giudizio, e soprattutto cercando di trarre un senso dall’opera di cui si sta parlando. Ed è esattamente ciò che questo critico serio non manca di fare negli scritti raccolti in ognuna delle tre sezioni tematiche di cui si compone Estasi e terrore: «Miti di ieri », dedicata a testi antichi e alla vita dei loro autori, «Miti in technicolor», su film e serie televisive, e «Miti d’oggi», che accoglie temi contemporanei e di stampo autobiografico. Che si tratti del rapporto fra teatro tragico e spazio pubblico nell’antica Atene o della parabola artistica di Almodóvar dagli esordi fino a Volver, della persistenza del mito del Titanic nella cultura contemporanea o di una relazione epistolare intrattenuta per un decennio con la scrittrice Mary Renault, o di qualunque altro tema, Mendelsohn ha sempre qualcosa di nuovo da insegnarci, e riesce a trovare un significato profondo e sorprendente laddove forse non avevamo mai pensato di cercarlo. E allora questi scritti, che si potrebbero anche leggere come frammenti di un’eclettica e proteiforme autobiografia intellettuale, si impongono soprattutto come luminosi esempi di quello che andrebbe considerato un genere letterario a sé stante: la recensione seria, ovvero quella scritta da chi, ogni volta che entra in un cinema o in un teatro, ogni volta che apre un libro o ascolta un brano musicale, sente che «c’è in gioco qualcosa di straordinariamente importante».

 

Daniel Mendelsohn è studioso di lettere classiche, critico, traduttore e docente di Letteratura al Bard College. Collabora regolarmente con il «New Yorker», la «New York Review of Books» e il «New York Times». È autore, tra gli altri, di Gli scomparsi (Einaudi 2018), vincitore del National Book Critics Circle Award 2006, del Prix Médicis 2007 e di numerosi altri riconoscimenti, Un'Odissea (Einaudi 2018 e 2019), finalista al Baillie Gifford Prize 2017, Tre anelli (Einaudi 2021), nominato miglior libro straniero dell'anno in Francia, e Estasi e terrore. Dai greci a Mad Men (Einaudi 2024). Nel 2022 ha vinto il Premio Malaparte.

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