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Pomian, Il Museo. Una storia mondiale

collana: Grandi Opere Einaudi
editore: Einaudi
Vol. I
data pubblicazione: 08/06/2021
pagine: XXX - 486
prezzo: € 85,00
ISBN: 9788806248802
a cura di:
traduzione di:
  • Luca Bianco
  • Raffaela Valiani
argomento: arte
formato: rilegato
Vol. II
data pubblicazione: 30/08/2022
pagine: XIV - 394
prezzo: € 85,00
ISBN: 9788806250218
traduzione di:
  • Luca Bianco
  • Raffaela Valiani
argomento: arte
formato: rilegato con 114 illustrazioni a colori nel testo
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Krzysztof Pomian

Il Museo. Una storia mondiale

 

Piano dell'opera:

I. Dal tesoro al museo
II. L'affermazione europea, 1789-1850
III. Alla conquista del mondo, 1850-2020

in corso di pubblicazione:
III. Alla conquista del mondo, 1850-2020

Dalle tombe egizie e cinesi e dai tesori reali fino agli Uffizi o al Louvre dei giorni nostri, tanto tempo è trascorso prima che il museo trovasse la sua forma e la sua funzione di conservazione, studio e messa in mostra di oggetti. Eppure, una storia mondiale dei musei, politica, sociale e culturale, non era mai stata scritta.

 

I. Dal tesoro al museo

Il primo dei tre volumi di questa monumentale impresa, Dal tesoro al museo, a firma del grande storico delle idee Krzysztof Pomian a coronamento di trent’anni di studi, prende avvio da un passato lontano, la Roma dell’età repubblicana e la Cina della dinastia Han, per giungere alla creazione dell’istituzione museale, inventata in Italia alla fine del Quattrocento e diffusa in tutta Europa durante il Settecento. Una storia affascinante fatta di donazioni e vendite, furti e saccheggi, guerre e diplomazia, arte e architettura. E, al tempo stesso, una storia dei diversi modi di contemplare, gestire e valorizzare gli oggetti, di problemi legali e organizzativi, di commerci, saperi e tecniche.

Questo libro studia innanzitutto il gesto che per migliaia di anni ha condotto gli uomini a conservare, acquisire e accumulare oggetti ritenuti belli, interessanti, intriganti o rari, per piacere personale, ma anche come attributo di potere e ricchezza. È da questa prima fase che a poco a poco, e poi con forza, sono emerse, parallelamente all’ideale democratico, le forme del museo di oggi, votato alla conservazione degli oggetti: un’istituzione in perenne sviluppo, utile allo svago e all’educazione di tutti. La prima parte del volume costitui-sce un viaggio nel tempo, dall’Antichità greca, latina e orientale, passando per i tesori reali del Medioevo, fino all’entusiasmo per le reliquie della Roma antica nelle cerchie dei principi e dei letterati, con la nascita delle collezioni private. Vi incontriamo Carlo V, i re di Francia e Jean, duca di Berry, Petrarca e gli umanisti, i Gonzaga, gli Este e i Medici. La seconda parte è interamente dedicata all’Italia, dove, dalla fine del Quattrocento, nascono e si diffondono i primi musei, dapprima a Roma, poi a Como, a Firenze, Venezia e Milano. Ed è dall’Italia che i visitatori provenienti dai paesi transalpini portano con sé, insieme ai ricordi di viaggio, il desiderio di avere un museo anche nella propria città, argomento di cui si occupa la terza e ultima parte.

II. L'affermazione europea 1789-1850
In questo secondo volume del suo grande progetto storico-culturale, Krzysztof Pomian ricostruisce l'affermazione del museo nei paesi dell'Europa occidentale dal 1789 al 1850. Si tratta di un periodo breve ma estremamente denso e cruciale per la storia dei musei, che abbraccia la Rivoluzione francese, l'Impero napoleonico e un gran numero di istituzioni museali, dalla Spagna alla Danimarca passando per la Gran Bretagna, la Francia e la Germania.

Con la Rivoluzione francese, l’accesso ai capolavori artistici fu elevato al rango dei diritti dell’uomo, e il museo, deputato a garantirne l’esercizio, divenne l’attributo fondante di una nazione. Il rivoluzionario e imperiale Louvre ne è il prototipo. In Europa, l’impatto del 1789 si protrasse fino alla metà del XIX secolo. Il saccheggio praticato dagli eserciti rivoluzionari e imperiali a beneficio della Francia rese gli individui consapevoli del carattere emblematico dei beni artistico-culturali per i popoli, e i musei contribuirono a legittimare il potere del sovrano conferendogli un carattere nazionale. Il Prado, la National Gallery, il British Museum, i musei borghesi di Francoforte e Lipsia cosí come l’Altes Museum di Berlino, la Gliptoteca e la Pinacoteca di Monaco, il Walhalla vicino a Ratisbona, nonché le innovazioni intervenute nei musei danesi, sono tutti il prodotto di questa dinamica. Con la rivoluzione industriale, che trovò la sua piú compiuta espressione nell’Esposizione universale di Londra del 1851, si chiude un’epoca che trasformò per sempre l’istituzione museale, trasformandola in una realtà democratica e nazionale.

La politica museale rivoluzionaria e imperiale produsse effetti in gran parte dell’Europa continentale. L’affermazione del museo inizia con l’apertura al Louvre del Muséum Français che esponeva, in principio, l’ex collezione reale, e prosegue seguendo la storia movimentata di quell’istituzione, esemplare museo rivoluzionario divenuto poi Musée Napoléon, raccolta di opere d’arte saccheggiate in quasi tutti i paesi europei che verranno restituite dopo Waterloo. Ad accompagnarlo era il Museo di Versailles, destinato alla scuola francese. Vengono poi i musei parigini fondati o trasformati durante questo periodo: il Muséum national d’histoire naturelle, il Conservatoire des arts et métiers, il Cabinet d’anatomie, il Musée de l’Artillerie e il Musée des Monuments français. Passando in rassegna i musei di provincia, Krzysztof Pomian valuta la portata del decreto consolare del 14 fruttidoro dell’anno IX (1° settembre 1801), che legalizzò o creò quindici nuovi musei nelle città francesi di provincia e nei territori conquistati (Bruxelles, Ginevra, Magonza). A questi si aggiunsero i musei fondati nel Regno napoleonico d’Italia e nei Paesi Bassi. Ma le conseguenze di questo periodo cruciale non finiscono qui: esso comportò anche la seconda grande redistribuzione di opere d’arte in Europa dopo quella della guerra dei Trent’anni, principalmente a vantaggio della Gran Bretagna. Imponendo l’idea che l’accesso alle opere d’arte fa parte dei diritti dell’uomo, questo momento storico elevò il museo – piú precisamente il museo d’arte – al rango di istituzione indispensabile in un paese civilizzato.

 

Krzysztof Pomian (Varsavia, 1934) è un filosofo, storico e saggista polacco di origini francesi. La sua attività di ricerca storico-filosofica si è focalizzata sulla filosofia della conoscenza, la storia della cultura europea, la storia della storiografia, delle collezioni e dei musei.
I suoi articoli e libri sono stati scritti per la maggior parte in lingua polacca, e, a partire dal 1973, anche in francese, con traduzioni in tedesco, inglese, bulgaro, spagnolo, italiano, giapponese, olandese, portoghese, ceco e ucraino.

 

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