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Rulfo, Pedro Paramo

collana: Letture Einaudi 
editore: Einaudi
data pubblicazione: 2014
pagine:  XIV - 146
prezzo: € 14,00
ISBN: 9788806221621
prefazione di: Ernesto Franco
traduzione di: Paolo Collo, rivista e aggiornata.
argomento: narrativa straniera
formato: brossura
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Juan Rulfo

Pedro Pàramo


Juan Preciado torna a Comala a cercare il padre, Pedro Páramo, che non ha mai conosciuto. Ma Comala è un paese di ombre: molte voci, molte storie, e tutte sembrano provenire da un altrove misterioso. Juan Preciado dice: «Vedo cose e gente dove forse voi non vedete nulla». Ma il discrimine tra cose, gente e nulla è molto difficile da percepire e lui stesso è destinato a confondersi nel mormorío generale. Nessuno come Rulfo ha saputo rendere la coesistenza di passato e presente, della vita e della morte, raccontare il tempo come eterno e immobile in cui tutto ciò che sta succedendo è già successo. Anche per questo è stato ammirato da Borges, García Márquez e Cortázar. Di certo Pedro Páramo è considerato il punto di svolta della narrativa ispano-americana del Novecento.

Con Pedro Páramo, Juan Rulfo annuncia il modo attraverso cui la cultura di un intero continente trova forse per la prima volta una voce propria - magari a partire dalla contrazione di nuovi debiti, primo fra tutti quello con William Faulkner, e dalla contemporanea accensione di futuri crediti, come la citatissima apertura del frammento 41: «Il padre Rentería si sarebbe ricordato molti anni dopo della notte in cui la durezza del suo letto lo tenne sveglio e poi lo obbligò a uscire», che è evidente modello per il famoso incipit di Cent'anni di solitudine: «Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio». Con quella voce trovata l'America Latina entra in conversazione con il resto del mondo e a sua volta lo rigenera, lo porta a trovare nuove strade, racconti e nuove voci ancora. Dalla prefazione di Ernesto Franco

 

Juan Rulfo nasce a Sayula, in Messico, nel 1918, in una famiglia agiata. Quando ha cinque anni, i «cristeros», fazione cattolica che contestava le leggi anticlericali della rivoluzione, uccidono suo padre; quando ne ha nove, la madre muore per un attacco di cuore; il piccolo Juan cresce in un orfanotrofio di Guadalajara. Compiuti gli studi medi superiori, si trasferisce a Città del Messico e nel 1936 trova lavoro come funzionario statale all'Ufficio emigrazione. Nel 1944 fonda la rivista letteraria «Pan». Nel 1948 cambia impiego diventando rappresentante di pneumatici. Nel 1952 ottiene una borsa di studio della Fondazione Rockfeller che gli consente di dedicarsi per alcuni anni alla scrittura letteraria. L'anno seguente pubblica la raccolta di racconti El Llano en llamas. Nel 1955 pubblica Pedro Páramo. Nel 1963 è assunto all'Istituto nazionale per gli studi indigeni, di cui diventa poi direttore. A partire dagli anni Sessanta diventa uno degli scrittori-culto della letteratura ispano-americana. Muore a Città del Messico nel 1986. Dopo El Llano en llamas e Pedro Páramo non ha più pubblicato libri di narrativa, ma ha scritto diverse sceneggiature per il cinema. Di Juan Rulfo Einaudi ha pubblicato Pedro Páramo (L'Arcipelago, 2004 e Letture, 2014) e La pianura in fiamme (Letture, 2012).

 

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